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Giardini del Duglia ·

Per cinque anni a San Giovanni in Fiore è stato un susseguirsi di feste, spettacoli, luminarie, inaugurazioni e passerelle. Rosaria Succurro amministrava, Marco Ambrogio applaudiva. Una stagione politica nella quale sembrava che la principale preoccupazione fosse trovare un'altra occasione per celebrare qualcosa.
Poi sono arrivate le elezioni, Antonio Barile ha conquistato il Comune e la musica è cambiata.
Quasi otto milioni di euro di disavanzo. È la situazione finanziaria denunciata dal nuovo sindaco. Altro che sciacquarosa e viva Agnese.
Barile ha messo sul tavolo anche le spese della precedente amministrazione: 90mila euro per una serata con Valeria Marini nell'Abbazia, quasi un milione per le luminarie e circa 600mila euro per incarichi esterni. Cifre che, secondo la sua ricostruzione, raccontano le priorità di chi ha governato San Giovanni in Fiore.
E mentre si organizzavano spettacoli e si spendevano soldi per feste e luminarie, il Comune continuava ad accumulare interessi e rivalutazioni su vecchi debiti rimasti insoluti.
Il sindaco prospetta adesso un risanamento che potrebbe richiedere dai cinque ai dieci anni.
Le feste duravano una sera. Le conseguenze delle scelte amministrative rischiano di durare un decennio.
Ma ecco che sulla scena ricompare Marco Ambrogio. Sconfitto al ballottaggio, è diventato presidente del Consiglio comunale grazie alla maggioranza conquistata dalla sua coalizione. E da quella poltrona ha deciso di contestare i conti di Barile.
È cominciata così la seconda parte dello spettacolo.
Ambrogio, che ha condiviso politicamente la stagione Succurro, oggi si presenta come il grande contestatore della ricostruzione finanziaria del nuovo sindaco. Annuncia documenti, promette smentite e convoca un incontro dal titolo «La verità, carta canta».
Dopo cinque anni di feste e balletti, siamo passati alla sceneggiata dei rendiconti.
Marco Ambrogio non era una comparsa dell'amministrazione Succurro. È il marito di Rosaria Succurro e, durante la sua amministrazione, è stato di fatto il sindaco ombra di San Giovanni in Fiore. Una presenza ingombrante nella gestione del potere cittadino, oggi impegnata a contestare i conti di Barile come se quei cinque anni di amministrazione non lo riguardassero.
La carriera di Marco Ambrogio è una lunga rincorsa al potere. Eletto consigliere comunale a Cosenza con il Pd, finì per accodarsi alla maggioranza di Mario Occhiuto, del quale Rosaria Succurro era una fedelissima, tanto da essere considerata politicamente la prestanome degli Occhiuto: prima piazzata alla guida del Comune di San Giovanni in Fiore e poi alla presidenza della Provincia di Cosenza. Poi il matrimonio con la stessa Succurro e una nuova stagione di incarichi: prima nell'orbita del Comune di San Giovanni in Fiore, poi alla Provincia di Cosenza, entrambi guidati dalla moglie. Dal centrosinistra al centrodestra, sempre a ridosso di chi comandava: una carriera nella quale la fedeltà alle poltrone sembra aver avuto la meglio su quella alle bandiere. E oggi, dopo aver condiviso quella stagione di potere, Ambrogio vorrebbe presentarsi come un estraneo al conto da pagare.
E mentre lui prepara la propria versione dei conti, la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro ha acquisito documentazione amministrativa non soltanto negli uffici del Comune di San Giovanni in Fiore, ma anche in quelli della Provincia di Cosenza, l'altro ente guidato da Rosaria Succurro, che ne è stata presidente. Barile ha inoltre annunciato un esposto alla Corte dei conti.
Dalle passerelle alle carte acquisite dagli investigatori, il cambio di scena è notevole.
Ambrogio, però, conserva un potere decisivo. La sua coalizione dispone della maggioranza in Consiglio comunale e può condizionare l'approvazione del rendiconto. Il rischio è che lo scontro sui conti finisca per paralizzare proprio l'amministrazione chiamata ad affrontarli.
Così San Giovanni in Fiore si ritrova con un sindaco che denuncia una situazione finanziaria pesantissima e con il principale esponente della precedente maggioranza che gli contesta la ricostruzione, pur continuando a rivendicare quella stagione politica.
La pacchia delle inaugurazioni è finita. Adesso è cominciata la guerra delle carte, delle cifre e delle poltrone.
Ma a San Giovanni in Fiore, prima delle carte, hanno cantato e ballato in parecchi. E adesso il conto rischiano di pagarlo i cittadini.
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