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Un'inchiesta che arriva nel cuore dell'informazione italiana. Direttori, ex direttori, amministratori e manager di alcuni dei maggiori gruppi editoriali del Paese sono finiti sotto indagine a Napoli nell'ambito dell'inchiesta su UniPegaso-Multiversity. Gli avvisi di garanzia notificati sono complessivamente 22.
Il punto più delicato dell'indagine non riguarda semplicemente i rapporti tra un'azienda e i giornali. La Procura ipotizza che gli investimenti pubblicitari siano stati utilizzati come leva per ottenere un trattamento favorevole delle notizie riguardanti il gruppo delle università telematiche.
Nel decreto di perquisizione gli inquirenti descrivono una rete di rapporti con gruppi editoriali, concessionarie pubblicitarie, direttori e agenzie di stampa. Secondo l'accusa, attraverso la «promessa, erogazione, riattivazione e incremento di investimenti pubblicitari» si sarebbe cercato di condizionare il modo in cui venivano trattate le notizie sulle indagini riguardanti UniPegaso e Multiversity: silenziandole, attenuandole o ritardandone la pubblicazione per limitarne l'impatto economico e reputazionale. È l'ipotesi della Procura, che dovrà essere verificata nel corso dell'inchiesta.
L'elenco delle realtà editoriali coinvolte è impressionante. Nel decreto vengono citati Gedi, Rcs, Editoriale Domani, Fanpage, Italpress, Il Foglio, la concessionaria Piemme del gruppo Caltagirone, Libero, Il Sole 24 Ore, CityNews e Seif, editrice del Fatto Quotidiano.
Tra gli indagati figurano, fra gli altri, Mario Orfeo, ex direttore di Repubblica, Andrea Malaguti, ex direttore della Stampa, Francesco Cancellato, direttore di Fanpage, Claudio Cerasa, direttore del Foglio, e Peter Gomez, direttore del Fattoquotidiano.it e condirettore del Fatto. Per la Società Editoriale Il Fatto è indagata anche la presidente e amministratrice delegata Cinzia Monteverdi.
L'inchiesta è coordinata dalla Procura di Napoli e porta le firme degli aggiunti Sergio Ferrigno e Sergio Amato e dei pm Vincenzo Piscitelli, Henry John Woodcock e Francesca Paola Colonna Romano. L'ipotesi contestata a diversi indagati è quella di corruzione tra privati.
C'è poi un secondo capitolo. Il presidente di UniPegaso-Multiversity Fabio Domenico Vaccarono è accusato di aver tentato, attraverso Luigi Bisignani, di esercitare pressioni sulla ministra dell'Università Anna Maria Bernini per ottenere la proroga della disciplina eccezionale sugli esami a distanza. Bernini non è indagata e, secondo la stessa ricostruzione investigativa, non avrebbe assecondato le richieste.
Nessuna delle contestazioni equivale a una condanna e saranno gli sviluppi dell'inchiesta a stabilire se l'impianto accusatorio reggerà.
Ma la domanda sollevata dalle carte è enorme e riguarda il funzionamento stesso dell'informazione: può la pubblicità diventare uno strumento per decidere non soltanto cosa compare sui giornali, ma anche cosa deve comparire meno, più tardi o non comparire affatto?
È su questo che l'inchiesta di Napoli prova adesso a fare luce.
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