Sabato 3 ottobre 2026
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Denunci la corruzione dei magistrati? Da denunciante a denunciato il passo è breve

Giardini del Duglia ·

Denunci la corruzione dei magistrati? Da denunciante a denunciato il passo è breve

«Bisogna denunciare». Lo ripetono i magistrati nei convegni, nelle interviste, nelle lezioni di legalità. I soloni che gli siedono accanto annuiscono: l’omertà è la causa di tutti i mali, chi sa e non parla è complice. Io ho denunciato. E da quasi quattro anni aspetto che un magistrato mi chiami per chiedermi ciò che so.

Il 2 novembre 2022 ho portato alla Squadra Mobile di Cosenza i dieci volumi dell’informativa riservata «Sistema Cosenza». Circa cinquemila pagine di indagini sui clan e sui loro rapporti con la politica, finite in ambienti criminali. Non mi sono presentato con una confidenza da verificare o con una teoria da discutere: ho consegnato i file. La polizia lo ha messo a verbale. E nel verbale ho dichiarato che avrei fatto al magistrato il nome di chi era in possesso di quelle carte.

Un’informativa di quelle dimensioni non esce dagli uffici da sola. È il documento riservato con cui la polizia giudiziaria riferisce all’autorità giudiziaria i risultati delle indagini. Per sua natura deve restare negli uffici di chi l’ha redatta o di chi l’ha ricevuta. Se arriva in ambienti criminali, qualcuno deve avercela portata da uno di quei due luoghi. Chi? Perché? Chi aveva interesse a far circolare un’indagine riservata che conteneva anche dichiarazioni sui rapporti tra clan e politica cosentina? Sono domande che avrebbero dovuto togliere il sonno a chi dirigeva quelle indagini. A me non hanno chiesto nemmeno di rispondere alla prima.

In questi quasi quattro anni la Procura non ha trovato un giorno per convocarmi. La mia denuncia era arrivata a Vincenzo Capomolla, allora procuratore aggiunto della Dda di Catanzaro. Ha trovato, invece, tempo e uomini per occuparsi di me: da «denunciate» sono diventato «denunciato». Questa è la parte che nei convegni non raccontano: puoi entrare in Questura per segnalare la fuga di carte giudiziarie e ritrovarti tu nel mirino, mentre sulla fuga di quelle carte continua a mancare una risposta.

Non pretendo che un magistrato creda alle mie conclusioni. Pretendo che mi chieda ciò che mi ero offerto di riferire e che spieghi che cosa è stato fatto per accertare come quei dieci volumi siano usciti dagli uffici. Altrimenti «denunciate» non è un invito rivolto a tutti. È un invito con una condizione taciuta: parlate pure del malaffare, purché non costringiate la giustizia a guardare dentro casa propria.

La prossima volta che un magistrato salirà su un palco a spiegare quanto sia grave l’omertà, vorrei che qualcuno gli chiedesse questo: come si chiama il silenzio di un ufficio giudiziario che per quasi quattro anni non convoca chi ha denunciato la fuga di cinquemila pagine riservate?

Michele Santagata