Lunedì 5 ottobre 2026
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San Giovanni in Fiore, perché la DDA ha mandato la Questura di Crotone in Comune e non quella di Cosenza?

Giardini del Duglia ·

San Giovanni in Fiore, perché la DDA ha mandato la Questura di Crotone in Comune e non quella di Cosenza?

Sul blitz della DDA al Comune di San Giovanni in Fiore sappiamo quello che è filtrato: sotto la lente sono finiti sei anni di gestione del Comune, compreso il periodo dell'amministrazione guidata da Rosaria Succurro, con acquisizioni di documenti su lavori pubblici, spese, appalti, concorsi e graduatorie. Tra le ipotesi investigative riportate c'è anche quella del voto di scambio. Ma il particolare più interessante è un altro. A entrare in Municipio non è stata la polizia di Cosenza. È arrivata quella di Crotone.

San Giovanni in Fiore è in provincia di Cosenza. Eppure la DDA di Catanzaro, per svolgere questi accertamenti, ha scelto investigatori di un'altra provincia. Perché?

Sulla gestione del Comune le denunce non sono mancate. Diverse vicende erano già state portate all'attenzione della magistratura cosentina senza produrre conseguenze penali. A rivendicarne l'esito è stato lo stesso Marco Ambrogio, marito della Succurro: «Tutte le denunce sono archiviate».

Oggi, però, quelle stesse vicende sono finite sotto la lente della DDA di Catanzaro, che è tornata ad acquisire gli atti sui sei anni di amministrazione. E lo ha fatto affidando gli accertamenti alla Questura di Crotone. Qui sta il punto: a Cosenza quelle vicende erano state denunciate, esaminate e archiviate; Catanzaro ha deciso di tornarci sopra e ha mandato a farlo investigatori che arrivano da fuori Cosenza.

La domanda viene da sé: la DDA di Catanzaro non si fida del lavoro svolto a Cosenza? Non serve inventare risposte né attribuire alla DDA parole che non ha pronunciato. La scelta investigativa esiste e va letta insieme a ciò che l'ha preceduta. Perché se una serie di fatti viene denunciata, passa dagli uffici giudiziari di Cosenza e finisce in archivio, mentre successivamente la magistratura antimafia decide di riprendere in mano quelle vicende, il problema non riguarda soltanto ciò che potrebbe emergere adesso. Riguarda anche ciò che non è emerso prima.

Ed è qui che la scelta di Crotone acquista il suo peso.

La DDA avrebbe potuto svolgere gli accertamenti utilizzando gli investigatori di Cosenza. Non lo ha fatto. Ha mandato quelli di Crotone. Forse la risposta alla domanda iniziale è tutta qui: le carte sono le stesse, ma questa volta a leggerle saranno altri occhi.

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