Guardateli. Sandro Principe e Roberto Occhiuto. Sorridenti, cordiali, quasi commoventi. Il vecchio socialista e il berlusconiano rampante. Le cronache raccontano di un possibile avvicinamento politico, mentre Occhiuto corteggia Casa Riformista per allargare i confini di Forza Italia.
Più che un incontro tra culture politiche, sembra una rimpatriata tra vecchie conoscenze delle cronache giudiziarie.
Principe è stato arrestato nel 2016 nell'inchiesta antimafia Sistema Rende, con l'accusa di aver stretto rapporti politico-elettorali con ambienti della ’ndrangheta. Assolto in primo e secondo grado, ha visto annullare dalla Cassazione l'assoluzione in appello, con rinvio a un nuovo giudizio.
Occhiuto, dal canto suo, è stato indagato per corruzione a Catanzaro nell'inchiesta sui rapporti economici e societari con Paolo Posteraro. A Roma gli è stata inoltre contestata un'ipotesi di truffa nella vicenda dei rimborsi per l'automobile.
Nessuno dei due può essere considerato colpevole sulla base di queste vicende. Ma neppure si può pretendere che i calabresi soffrano di amnesia.
Ed eccoli a parlare di futuro, di moderati, di riformismo, di nuovi equilibri. Come se la Calabria avesse bisogno dell'ennesima operazione di riciclaggio politico, con le vecchie facce ripresentate in confezione nuova.
Principe ha passato una vita a rivendicare la propria appartenenza socialista. Occhiuto governa con la destra di Meloni e Salvini. Ma quando si intravede la possibilità di allargare il proprio potere, le appartenenze diventano improvvisamente un dettaglio trascurabile.
Ma sarebbe ingenuo pensare che a unire Principe e Occhiuto siano soltanto i voti, le poltrone e le ambizioni politiche. Entrambi hanno conosciuto le attenzioni della magistratura. Entrambi hanno attraversato per decenni gli ambienti del potere calabrese, dove politica, affari, massoneria e apparati istituzionali hanno spesso incrociato le proprie strade.
E allora l'abbraccio assume un significato che va ben oltre il riformismo. Per due uomini alle prese con vicende giudiziarie, anche la possibilità di mettere in comune conoscenze, relazioni e sponde negli ambienti che contano può rappresentare una convenienza reciproca. Non soltanto rafforzarsi politicamente, dunque, ma trovare nell'altro un possibile sostegno nei momenti più difficili.
Uno può avere bisogno dell'altro non soltanto per vincere le elezioni. E in Calabria, dove il potere ha mille porte e altrettante anticamere, certe amicizie possono valere molto più di una tessera di partito.
Nessuna alleanza è stata ufficializzata. Ma se l'avvicinamento dovesse trasformarsi in un accordo, sarebbe interessante sapere quale grande progetto per la Calabria lo giustifichi. A parte la conservazione e l'allargamento del potere dei protagonisti.
La fotografia li ritrae mentre sorridono. E fanno bene.
Perché tra due uomini che hanno avuto guai con la giustizia, l’aiuto reciproco potrebbe valere molto più di un’alleanza elettorale. E quell’abbraccio, allora, potrebbe avere ben poco a che fare con il riformismo.