Nessuno l'ha mai chiestoGratteri, le sette domande che restano fuori dalle interviste
Chiedere è cortesia, rispondere è educazione. Ma per chi ricopre un ruolo pubblico, rispondere è un dovere.
Giardini del Duglia ·

Abbiamo provato a contattare il presidente Eugenio Guarascio per rivolgergli queste domande. Nessuna risposta. E allora, visto che Guarascio non risponde, abbiamo deciso di farlo rispondere noi. Dopo tanti anni, del resto, i tifosi del Cosenza hanno imparato a conoscerne parole, silenzi e soprattutto quella strafottenza che sembra resistere meglio di qualsiasi allenatore o direttore sportivo. Le risposte che seguono sono naturalmente immaginarie e satiriche. Ma abbiamo provato a scriverle come se, almeno per una volta, il presidente dicesse fino in fondo quello che pensa, senza comunicati, senza formule di circostanza e senza preoccuparsi di essere simpatico a nessuno.
1. Presidente, partiamo dalla domanda che le fanno ormai da anni: perché, nonostante una parte consistente della tifoseria le chieda di andarsene, Eugenio Guarascio è ancora presidente del Cosenza?
«Perché il Cosenza è mio. I tifosi possono chiedermi di andarmene, ma purtroppo per loro non sono in prestito.»
2. Presidente, dici da anni che il Cosenza è in vendita. Nel frattempo abbiamo sentito parlare di arabi, canadesi, americani, cinesi. Ma tutta questa gente voleva davvero comprare il Cosenza o te la sei inventata tu?
«Inventati no. Diciamo che finché non comprano posso farli venire da dove voglio.»
3. Presidente, c’è chi sospetta che per te il Cosenza più che una squadra sia una specie di lavatrice per i tuoi affari. E siccome i bilanci nessuno li ha mai visti, una domanda viene spontanea: dobbiamo fidarci sulla parola o è meglio non sapere cosa c’è dentro?
«Se non li avete mai visti, non capisco come facciate a dire che c’è qualcosa che non va.»
4. Perché dobbiamo fare mercato sempre all’ultimo minuto, prendere gli scarti degli altri e poi sentirci dire che abbiamo costruito una squadra competitiva?
«Se costano poco e vengono a Cosenza, per me hanno già due qualità.»
5. Siamo retrocessi, continuiamo a perdere e a fare figure di merda. Ma a te interessa mai vincere qualcosa?
«Siete voi che avete questa fissazione di voler vincere.»
6. Ogni volta che le cose vanno male cambia l’allenatore, cambia il direttore, cambiano i giocatori. Tu perché non cambi mai?
«Perché i cambi li faccio io. E il presidente non sta in panchina.»
7. Hai portato una tifoseria che ha seguito il Cosenza dappertutto a lasciare vuota la propria curva pur di non vedere più te. Ma ti rendi conto di quello che hai combinato?
«Certo. Hanno svuotato la curva per farmi capire che senza di loro il Cosenza non esiste. Devono essere rimasti molto delusi quando hanno scoperto che esiste lo stesso.»
8. Adesso dici pure che i tifosi danneggiano il Cosenza. Ma secondo te uno che rinuncia ad andare allo stadio e dice a un'azienda che sponsorizzare il Cosenza di Guarascio è un'infamia verso i tifosi e verso la città, lo fa perché ce l'ha con il Cosenza o perché non ne può più di te?
«I tifosi? Quando vinci ti applaudono, quando perdi ti insultano. Io almeno non cambio idea ogni domenica. Se hanno deciso che per amare il Cosenza bisogna odiare me, si divertano pure. Tanto il presidente resto io.»
9. Presidente, con Franz Caruso fate il gioco dei tre compari? Lui davanti ai tifosi fa quello che vuole cacciarti, ti toglie pure lo stadio, poi arriva il giudice, te lo ridà e alla fine tu sei sempre presidente e giochi sempre al Marulla. Ma quando finite di prenderci per il culo tutti e due?
«E perché dovremmo finire? A Caruso conviene fare quello che mi caccia, a me conviene restare. Gli unici a cui non conviene siete voi.»
10. Ma quando vedi il Marulla vuoto, senti una curva intera che ti contesta e una città che non crede più a una parola che dici, non ti viene mai da pensare: “Forse ho sbagliato tutto”?
«Tutto no. Se avessi sbagliato tutto, almeno una volta avreste avuto ragione voi.»
Nessuno l'ha mai chiestoChiedere è cortesia, rispondere è educazione. Ma per chi ricopre un ruolo pubblico, rispondere è un dovere.