Il giudice molestatore e la giustizia a due velocità: al «Porto delle Nebbie» qualcuno ha schiacciato l’acceleratore
Giardini del Duglia ·

Partiamo dai fatti. È il 5 agosto. Una ragazza sta percorrendo a piedi corso Telesio quando viene avvicinata da un uomo alla guida di un’auto. Con la scusa di chiederle dove si trovi il Duomo, l’uomo inizia a rivolgerle frasi a sfondo sessuale, fino a mostrarle i genitali. La ragazza riesce a fotografare la targa dell’auto e si rivolge all’autorità giudiziaria, raccontando quanto accaduto. Targa alla mano, l’identificazione dell’uomo si risolve in pochi minuti. Si tratta di un giudice del Tribunale di Cosenza, ex commissario di polizia entrato in magistratura da circa un anno. Interrogato dai suoi colleghi, ammette l’approccio e riconosce di aver fatto delle avance e rivolto complimenti spinti alla ragazza, ma nega di essere andato oltre. In particolare, contesta di essersi abbassato i pantaloni e di averle mostrato i genitali.
Come da prassi, la denuncia viene trasmessa alla Procura di Salerno, competente per i reati che coinvolgono magistrati del distretto giudiziario di Cosenza. Contemporaneamente, gli atti arrivano alla Procura generale della Cassazione, titolare dell’azione disciplinare nei confronti dei magistrati, che chiede e ottiene dal Csm la sospensione del giudice «molestatore» dalle funzioni e dallo stipendio. Le indagini della Procura di Salerno sono ancora aperte: quella disposta dal Csm è una misura cautelare, non una sanzione definitiva.
Un dato, in questa storia, è già acquisito: la ragazza è stata molestata. Lo conferma lo stesso giudice, che ha ammesso l’approccio, le avance e i complimenti spinti che le ha rivolto. Resta da accertare se sia andato oltre, come sostiene lei e come lui nega. Ma resta il fatto che nessuno è autorizzato a molestare qualcuno, né con le parole né con i comportamenti, e quanto ammesso basta a porre il giudice di fronte alle proprie responsabilità. Per ciò che ha fatto dovrà risponderne; sull’accusa più grave, invece, saranno gli accertamenti a stabilire che cosa sia realmente accaduto.
Ora la questione si sposta su un altro binario: la solerzia con cui si è arrivati alla sospensione del giudice. Ci sarebbe quasi da gridare di gioia per l’efficienza, tante volte vilipesa, con cui questa volta la giustizia è intervenuta. Se non fosse, però, per i tanti casi, altrettanto gravi, che hanno coinvolto magistrati del «Porto delle Nebbie» e sono finiti a tarallucci e vino. È proprio questo scarto, tra la rapidità mostrata oggi e quanto accaduto in passato, a sollevare più di un dubbio.
Il Csm, infatti, ha già avuto occasione di occuparsi di altri magistrati del «Porto delle Nebbie», senza mostrare la stessa fretta nell’adottare misure cautelari. Se per il giudice sospeso oggi si parla di atti osceni in luogo pubblico, in passato si potrebbe dire che gli «atti osceni» riguardassero direttamente la Giustizia.
Giuseppe Cozzolino fu fotografato a cena con Carmine Potestio mentre il suo ufficio indagava su vicende che lo riguardavano. Non venne sospeso e il procedimento disciplinare si concluse dichiarando che andare a cena con l’indagato non è reato. Mario Spagnuolo, invece, continuò a dirigere la Procura mentre era coinvolto in un’indagine a Salerno, successivamente archiviata. In entrambi i casi, nessuna sospensione cautelare dalle funzioni e dallo stipendio prima che le rispettive vicende fossero definite.
Per il giudice arrivato a Cosenza da appena un anno, invece, la macchina disciplinare si è mossa con ben altra velocità: l’accusa più grave è ancora da accertare, ma la sospensione dalle funzioni e dallo stipendio è già arrivata.
Ed è qui che la vicenda smette di riguardare soltanto ciò che è accaduto il 5 agosto e comincia a raccontare anche il «Porto delle Nebbie». Perché la domanda non è se il giudice debba rispondere di ciò che ha fatto: deve farlo, e senza sconti. La domanda è un’altra: perché una giustizia capace di muoversi con tanta rapidità in questo caso è stata molto meno fulminea quando a finire sotto accusa erano altri magistrati dello stesso Palazzo?
La risposta potrebbe stare proprio nel lavoro svolto dal giudice in questo suo primo anno a Cosenza, nelle decisioni che ha preso e negli interessi che quelle decisioni hanno toccato. È da quelle sentenze che bisogna partire per capire se siamo davanti soltanto alla doverosa tutela di una ragazza molestata o se, dentro una vicenda che resta grave, qualcuno abbia trovato anche l’occasione per liberarsi di un magistrato diventato scomodo. Al «Porto delle Nebbie» la giustizia non corre sempre alla stessa velocità. Al «Porto delle Nebbie» la giustizia non corre sempre alla stessa velocità. Resta da capire chi, e soprattutto perché, questa volta ha schiacciato l’acceleratore.
