Poltrone & PotereCosenza 2027, il Pd prepara la sconfitta: arriva Stefanazzi, che fa rima con Tafazzi
Giardini del Duglia ·

Mancano circa duecento giorni alle Comunali di Cosenza. Pochi, soprattutto se bisogna organizzarsi bene per perderle. E infatti il Pd da Roma ha mandato a Cosenza Claudio Stefanazzi, commissario della federazione provinciale. Un professionista.
Stefanazzi fa rima con Tafazzi. E per un partito che quando vede un’occasione per farsi male da solo raramente se la lascia sfuggire, più che un’assonanza sembra una nomina azzeccata. Perché perdere un’elezione non è semplice come sembra. Bisogna dividersi, litigare, produrre polemiche, mettere veti, scegliere il candidato capace di dividere ulteriormente e, soprattutto, non commettere l’errore di presentarsi uniti. Un programma impegnativo. Ma Stefanazzi-Tafazzi parte avvantaggiato.
Appena arrivato a Cosenza, scopre che metà del lavoro gliel’hanno già fatto. Il Pd è già diviso, a Palazzo dei Bruzi ci sono due gruppi consiliari dello stesso partito e le correnti non mancano. Più che un commissariamento, per Stefanazzi-Tafazzi è un lavoro servito su un piatto d’argento. Deve soltanto stare attento che qualcuno non rovini tutto facendo pace. Ma per perdere un’elezione le divisioni potrebbero non bastare. Serve soprattutto il candidato giusto. E il primo incontro di Stefanazzi-Tafazzi porta dritto a Palazzo dei Bruzi: Franz Caruso. Il sindaco che dopo quasi cinque anni a Palazzo dei Bruzi ha deciso che la migliore novità da offrire ai cosentini è Franz Caruso per altri cinque anni.
Caruso ha già messo sul tavolo il lavoro della sua amministrazione, definendolo un «patrimonio politico e amministrativo» da non disperdere e indicando quanto costruito a Cosenza come base dalla quale ripartire. Tradotto: Claudio, se sei venuto a Cosenza per fare Tafazzi, non hai bisogno di cercare oltre. La materia prima è già a Palazzo dei Bruzi. E per Stefanazzi-Tafazzi c’è persino un vantaggio in più: Franz Caruso non ha bisogno di presentazioni i cosentini hanno avuto quasi cinque anni per conoscerlo. Conoscono le sue promesse e la sua amministrazione. Lo hanno visto all’opera. E hanno visto anche con quale rapidità possano cambiare alleati e nemici quando cambiano le convenienze politiche.
Cinque anni fa Caruso arrivò a Palazzo dei Bruzi con Nicola Adamo alle spalle. Oggi vorrebbe presentarsi come quello che ha liberato Palazzo dei Bruzi proprio da Adamo. In mezzo c’è una spiegazione molto più semplice. Finché ad Adamo erano legate le prospettive di carriera politica di Caruso – dalle Regionali alla Provincia – Nicola andava benissimo. Quando quelle promesse sono svanite, è svanita anche l’amicizia politica: Adamo è diventato il nemico da cacciare da Palazzo dei Bruzi. Prima il trampolino. Poi il problema.
Poi ci sono le promesse.
Caruso aveva fatto del dissesto lasciato dall’amministrazione Occhiuto uno dei suoi cavalli di battaglia e aveva annunciato che avrebbe portato le carte in Procura. Non lo ha mai fatto. Del resto, portare in Procura le carte contro Mario Occhiuto sarebbe stato un modo davvero poco elegante di ringraziare un altro dei grandi elettori di Franz Caruso nella corsa a Palazzo dei Bruzi. Il dissesto è rimasto buono per spiegare quello che non si riusciva a fare. Le carte per la Procura, invece, sono rimaste a Palazzo dei Bruzi.
Poi ci sono i disastri che non hanno bisogno di essere raccontati: il centro storico abbandonato, le strade ridotte male, il verde trascurato, la pulizia che non si vede, i rifiuti, le cooperative e un commercio cittadino sempre più in difficoltà. Tutte cose che durante la prossima campagna elettorale non bisognerà spiegare ai cosentini. Ci vivono dentro.
E poi c’è la storia più pesante.
Quella della ’ndrangheta a Palazzo dei Bruzi e di Giuseppe Mazzuca, presidente del Consiglio comunale.
Mazzuca raccontò alla polizia giudiziaria di essere stato avvicinato da un uomo che lo invitava a seguirlo in un bar per incontrare un esponente di vertice della criminalità organizzata cosentina. Di quelle dichiarazioni esistono verbali e registrazioni della Squadra Mobile di Cosenza, successivamente trasmessi alla DDA di Catanzaro. Non una chiacchiera da bar, dunque, ma materiale investigativo che riguardava direttamente il presidente del Consiglio comunale della città. Di questa storia, però, Caruso alla città non ha raccontato nulla. Anche il silenzio, evidentemente, può diventare patrimonio politico e amministrativo da non disperdere.
Per Stefanazzi-Tafazzi, dunque, il terreno è già pronto. Cinque anni di amministrazione Caruso gli hanno risparmiato buona parte del lavoro. Il Pd è diviso e i cosentini hanno già avuto tutto il tempo per farsi un’idea.
Il piano Tafazzi è in piena esecuzione.
Mancano circa duecento giorni. C’è ancora tempo per qualche altra lite, un paio di veti, tre o quattro rese dei conti e magari una nuova corrente, perché nel Pd cosentino lo spazio per dividersi non è mai abbastanza.
Stefanazzi dovrà soltanto vigilare perché nessuno rovini tutto mettendosi d’accordo. E quando arriverà il momento di scegliere il candidato, Franz Caruso sarà lì. A quel punto Tafazzi potrà anche posare la bottiglia. Per la sconfitta non resterà che aspettare le urne.
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