Alla Regione Calabria, evidentemente, i dirigenti e gli uffici non bastano. Per assistere gli organi politici del Consiglio regionale servono anche dieci esperti esterni. Professionisti incaricati di fornire consulenze e supporto in materie giuridiche, amministrative ed economico-finanziarie. Naturalmente a pagamento.
Il conto è di 103.620 euro per sei mesi, oltre eventuale IVA. Ogni incarico prevede un compenso di 1.727 euro mensili, per un totale individuale di 10.362 euro.
Non sono cifre inventate. Sono quelle pubblicate sul sito istituzionale del Consiglio regionale della Calabria, nella sezione Amministrazione trasparente.
Gli incarichi sono stati conferiti con le deliberazioni dell'Ufficio di presidenza numero 64 e 65 del 30 giugno 2026, per il periodo compreso tra il primo luglio e il 31 dicembre 2026.
Cinque professionisti fanno parte di un Comitato speciale, previsto dalla legge regionale 13 del 1996, che affianca la direzione politica nelle questioni giuridiche ed economico-finanziarie. Altri cinque svolgono attività di consulenza ai sensi della stessa legge.
I nomi dei componenti esterni del Comitato speciale sono Gioacchino Campolo, Giuseppe Chirillo, Felice Gianluca Belluzzi, Domenico Console e Corrado Sabatino.
Gli altri cinque consulenti sono Aldo Zagarese, Francesco Pugliese, Filomena Priolo, Leonardo Graziadio e Luigi Muraca.
Fin qui, tutto previsto dalla normativa regionale. La legge consente infatti agli organi di direzione politica di avvalersi di professionisti esterni dotati di specifiche competenze.
Ma il fatto che una spesa sia prevista dalla legge non esaurisce le domande sulla sua utilità.
Il Consiglio regionale dispone già di un apparato amministrativo, dirigenti, funzionari, uffici legislativi e strutture di supporto. Per quale ragione occorre aggiungere dieci consulenti esterni? Quali attività non possono essere svolte dal personale interno? E soprattutto, che cosa hanno prodotto concretamente questi professionisti nei mesi trascorsi dall'inizio degli incarichi?
Pareri scritti, relazioni, studi, proposte normative, approfondimenti giuridici? Quali documenti sono stati consegnati e quali decisioni degli organi politici hanno contribuito a preparare?
Sono domande alle quali sarebbe utile rispondere pubblicando non soltanto i nomi e i compensi, ma anche il lavoro effettivamente svolto.
C'è poi un altro aspetto. Consultando l'elenco degli incarichi pubblicato dal Consiglio regionale, alcuni nominativi compaiono anche in periodi precedenti. Non siamo quindi necessariamente davanti a professionisti chiamati per la prima volta a collaborare con Palazzo Campanella.
Questo rende interessante ricostruire la durata complessiva delle collaborazioni e la spesa sostenuta negli anni per ciascun incarico, distinguendo i rinnovi dai nuovi affidamenti.
Centotremila euro non sono una cifra capace di mettere in crisi il bilancio regionale. Ma il problema non è soltanto quanto si spende. È sapere che cosa si ottiene in cambio.
In una Calabria dove si discute quotidianamente di servizi insufficienti, stipendi bassi e risorse pubbliche da utilizzare meglio, anche la spesa per assistere gli organi politici merita una rendicontazione comprensibile ai cittadini.
Non basta sapere che dieci professionisti sono stati nominati e quanto percepiscono. Sarebbe utile conoscere i risultati delle loro consulenze e capire perché quelle competenze debbano essere acquistate all'esterno.
Perché i soldi sono pubblici. E il lavoro pagato con quei soldi dovrebbe essere altrettanto conoscibile.