Giovedì 8 ottobre 2026
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Dda, l’inchiesta su San Giovanni in Fiore si allarga alla Provincia di Cosenza: sotto la lente la gestione Succurro

Giardini del Duglia ·

Dda, l’inchiesta su San Giovanni in Fiore si allarga alla Provincia di Cosenza: sotto la lente la gestione Succurro

C'era da aspettarselo. Dopo il Comune di San Giovanni in Fiore, la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sarebbe arrivata anche alla Provincia di Cosenza. A riferirlo a Malalingua è una propria fonte, secondo la quale gli investigatori avrebbero acquisito documentazione anche negli uffici dell'amministrazione provinciale.

Del resto, sarebbe stato difficile immaginare il contrario. Rosaria Succurro, oltre a essere stata sindaca di San Giovanni in Fiore, ha presieduto la Provincia di Cosenza dal marzo 2022 al dicembre 2025. Per quasi quattro anni ha tenuto le mani sul volante di entrambe le amministrazioni, tra appalti, affidamenti, incarichi e milioni di euro di risorse pubbliche.

Se gli investigatori intendono ricostruire la gestione amministrativa di quegli anni, le carte del Comune e quelle della Provincia sono due capitoli della stessa storia politica. E sarebbe sorprendente leggerne soltanto uno.

La questione non riguarda soltanto la coincidenza delle cariche. Durante gli anni della doppia guida di Succurro, Comune e Provincia hanno amministrato risorse pubbliche, assegnato lavori, affidato servizi e conferito incarichi professionali. Due enti distinti, con competenze differenti, ma riconducibili alla medesima guida politica.

Ed è proprio su questa doppia gestione che potrebbe concentrarsi una parte degli approfondimenti investigativi.

Secondo le informazioni circolate sull'attività della Dda, l'attenzione riguarderebbe determine di spesa, affidamenti diretti, incarichi professionali, consulenze e procedure di gara. Una parte degli accertamenti sarebbe rivolta ai lavori pubblici, con particolare riferimento agli interventi finanziati dal PNRR, all'edilizia scolastica e alla manutenzione della viabilità provinciale.

Il confronto tra i documenti dei due enti potrebbe consentire di verificare se alcune imprese, cooperative, società di servizi, professionisti e progettisti abbiano ricevuto incarichi tanto dal Comune quanto dalla Provincia, con quale frequenza, per quali importi e attraverso quali procedure.

Il punto è capire se dietro gli affidamenti delle due amministrazioni ricorrano gli stessi nomi, gli stessi interessi e le stesse relazioni professionali. E soprattutto chi abbia beneficiato di quella doppia gestione, attraverso quali incarichi e per quanti soldi.

Ma c’è anche il capitolo dei funzionari e dei dirigenti: chi firmava le determine, chi gestiva le gare, chi autorizzava gli affidamenti e quali rapporti esistevano tra gli uffici del Comune e quelli della Provincia? Eventuali passaggi di personale, nomine e attribuzioni di responsabilità durante gli anni della doppia amministrazione potrebbero offrire ulteriori elementi per ricostruire i rapporti tra i due enti.

Perché se gli stessi nomi dovessero ricorrere nelle carte di entrambi gli enti, sarebbe necessario ricostruire l'intera filiera degli incarichi e dei pagamenti.

In quegli anni, Rosaria Succurro ha esercitato un ruolo politico determinante in entrambe le amministrazioni. E per ricostruire come siano state utilizzate le risorse pubbliche, chi abbia ottenuto gli incarichi e attraverso quali procedure, fermarsi a un solo ente avrebbe significato lasciare fuori una parte importante della gestione amministrativa.

E la domanda diventa una sola: che cosa raccontano, messe una accanto all'altra, le carte del Comune di San Giovanni in Fiore e quelle della Provincia di Cosenza?

Ma c'è un'altra questione, che riguarda direttamente la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro.

Di sirene dell'antimafia, nel Cosentino, ne abbiamo sentite tante. Abbiamo visto perquisizioni, sequestri di documenti, acquisizioni di atti e operazioni accompagnate da annunci clamorosi. Poi, in più di un'occasione, alle grandi aspettative iniziali non sono corrisposti risultati altrettanto significativi.

Ci auguriamo che questa volta non finisca con la solita avanzata francese e ritirata spagnola. Perché dopo tante operazioni, acquisizioni di documenti e indagini annunciate, i cittadini hanno diritto a qualcosa di più del rumore: sapere chi ha incassato i soldi pubblici, come li ha ottenuti e chi ha eventualmente violato la legge.

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