Nera su biancoCosenza, finalmente il carabiniere Restaneo va via: trasferito nel Lazio dopo la morte di Momo
L’Arma trasferisce Restaneo nel Lazio dopo la morte di Momo. La famiglia continua ad aspettare risposte: l’allontanamento non sostituisce…
Giardini del Duglia ·

«Continuerò il percorso tracciato da Albano». Giuseppe Valerio, nuovo dirigente della Squadra Mobile di Cosenza, annuncia continuità con il predecessore. Il questore Antonio Borelli elogia il lavoro svolto e richiama arresti e sequestri di droga. Ma quale bilancio può presentare la Questura sul fronte dei colletti bianchi e dei rapporti fra politica, affari e criminalità?
Se la linea è continuare sulla scia dei predecessori anche su questo terreno, stiamo freschi. Perché sulle vicende che chiamano in causa il potere politico ed economico cosentino restano troppe domande senza risposta. E la continuità, prima di essere celebrata, dovrebbe fare i conti con quelle domande.
Su questo terreno, la Questura di Cosenza non ha brillato per iniziativa. Le vicende denunciate negli anni alimentano un sospetto ancora più pesante: aver remato contro chi chiedeva di indagare, lasciando al riparo i colletti bianchi.
Dieci anni di amministrazione Mario Occhiuto hanno lasciato una montagna di contestazioni: affidamenti diretti a ditte considerate vicine al potere, incarichi distribuiti a cani e porci, denunce sull’impiego di denaro pubblico per debiti personali, appalti sui quali sono stati sollevati interrogativi per i rapporti con ambienti mafiosi. Che cosa è stato accertato? Quali responsabilità sono state individuate? Quale iniziativa investigativa ha assunto la Questura?
Poi il sistema Pianini: denaro pubblico destinato a Pianini per gli immobili utilizzati nell’emergenza abitativa, mentre le famiglie venivano sistemate in appartamenti denunciati come fatiscenti. Le contestazioni hanno riguardato canoni, condizioni degli alloggi e procedure di assegnazione. Il bisogno di una casa trasformato in una rendita per Pianini: è su questo meccanismo che servono risposte.
A questo si aggiungono le denunce sui beni comuni lasciati nella disponibilità di soggetti indicati come legati agli ambienti mafiosi, senza corrispondere i fitti dovuti, e sulle case popolari trasformate in strumenti di controllo dalla malpolitica e dai clan. Fino alle segnalazioni sugli avvicinamenti di emissari della criminalità a esponenti dell’amministrazione e sulle presenze dentro Palazzo dei Bruzi. La casa comunale dovrebbe garantire i diritti dei cittadini. Le denunce sulle interferenze dei clan meritano accertamenti e risposte pubbliche.
Su queste vicende, il conto delle risposte resta aperto. Gli arresti per droga non esauriscono il lavoro necessario per colpire il sistema di potere cittadino. Dove sono i risultati sui rapporti fra amministratori, imprenditori e malavita? Dove sono le risposte alle denunce sulle protezioni e sulle fughe di notizie?
Il caso Giuseppe Cannizzaro rende la domanda ancora più pesante. Secondo quanto riportato dalla stampa, l’ex questore è stato indagato dalla Procura di Catanzaro per una presunta rivelazione di segreto d’ufficio a Roberto Occhiuto: avrebbe comunicato al presidente della Regione informazioni riservate sull’inchiesta riguardante un giornalista scomodo denunciato dallo stesso politico. Un’ipotesi accusatoria che solleva interrogativi pesanti sui rapporti fra i vertici della Questura e il potere politico.
E allora va affrontata anche la questione delle possibili talpe dentro la Questura. Chi dispone di informazioni investigative può anticipare controlli, avvertire persone coinvolte, compromettere accertamenti. Quali verifiche sono state compiute sulle eventuali responsabilità interne? Quali controlli impediscono che le informazioni riservate arrivino proprio a chi dovrebbe essere sottoposto a indagine?
Restano anche le carte del “Sistema Cosenza” finite in ambienti criminali e poi consegnate alla Squadra Mobile. La denuncia pubblica ricostruisce la consegna dei dieci file all’allora dirigente Paduano, l’intervento di Fabio Catalano per esaminarli e la successiva assenza di risposte lamentata da chi aveva portato quel materiale negli uffici di polizia. Chi ha fatto uscire le carte? Chi le ha ricevute? È stata accertata l’origine della fuga di documenti e l’eventuale presenza di talpe negli uffici investigativi?
La credibilità della Questura passa anche da qui: dalla capacità di verificare le responsabilità dentro i propri uffici e di indagare sui rapporti con il potere politico con la stessa determinazione mostrata contro la criminalità di strada.
Valerio non risponde delle scelte dei predecessori. Ma la continuità che annuncia dovrà misurarsi con questo bilancio, non soltanto con quello degli arresti e dei sequestri.
Se significa continuare a colpire lo spaccio senza arrivare alle protezioni, agli affari e ai colletti bianchi, allora stiamo freschi. Il cambiamento si vedrà quando gli investigatori entreranno nei palazzi con la stessa determinazione con cui intervengono nelle strade.
Nera su biancoL’Arma trasferisce Restaneo nel Lazio dopo la morte di Momo. La famiglia continua ad aspettare risposte: l’allontanamento non sostituisce…
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