Nera su biancoCosenza, i boss in galera e la coca a piede libero: il “Sistema” comanda ancora?
Giardini del Duglia ·

I boss sono finiti in carcere. La cocaina no. È da qui che bisogna partire per raccontare la malavita cosentina: da quello che succede fuori, dopo i blitz e le condanne.
Chi rifornisce chi? Chi può vendere per conto proprio? A chi bisogna chiedere il permesso e, soprattutto, chi viene a cercarti se il permesso non lo chiedi?
Prima, a queste domande rispondevano i boss. Decidevano chi poteva vendere, da chi doveva rifornirsi e quanto doveva versare. E chi provava a fare di testa propria sapeva con chi avrebbe dovuto fare i conti.
Gli arresti hanno tolto di mezzo i boss, ma il mercato della cocaina, il giro più lucroso della mala cosentina, continua a fare soldi. È il comando su quei soldi che oggi è in discussione. E il controllo non era assoluto nemmeno quando i boss erano fuori. Le carte di Recovery raccontano una rete che dalla città raggiungeva i comuni dell’hinterland, nella quale c’era già chi aggirava le regole, faceva affari di nascosto e si teneva i guadagni.
Il “Sistema” prevedeva una bacinella comune e il controllo della “roba”: chi comprava e vendeva fuori dai canali imposti lo faceva sottobanco e, se scoperto, veniva punito. Oggi il punto è se quel sottobanco sia diventato libero mercato. La cocaina continua a girare: senza qualcuno che faccia rispettare le regole, chi vende può rifornirsi dove vuole e tenersi l’incasso. Resta da capire se ognuno faccia davvero come gli pare o se qualche emergente, senza dare nell’occhio, abbia già rimesso le mani sul mercato.
Il pizzo, intanto, si continua a chiedere. Se chi va a battere cassa lo fa ancora in nome dei boss oggi in galera, il loro controllo sul territorio potrebbe essere sopravvissuto agli arresti. Ma spendere quel nome per farsi pagare non significa necessariamente ricevere ordini dal carcere. Forse qualcuno sventola ancora la bandiera del clan, ma riscuote per conto proprio.
Intanto, per chi subisce, cambia poco: la cocaina continua a circolare e chi si presenta a chiedere soldi conta ancora sulla paura. L’incertezza su chi comanda non rende Cosenza una città libera dalla mala. Anche il silenzio tra i gruppi può avere un significato.
Se all’assenza dei boss non seguono conti da regolare e guerre per le piazze, può darsi che qualcuno stia tenendo a freno le ambizioni. Una calma che potrebbe nascondere un accordo. La prova arriverà quando qualcuno vorrà prendersi più di quanto gli viene lasciato.
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