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Corigliano-Rossano brucia: auto, furgoni, attività e cantieri, la lunga scia di incendi che attraversa la città

Giardini del Duglia ·

Corigliano-Rossano brucia: auto, furgoni, attività e cantieri, la lunga scia di incendi che attraversa la città

Tre veicoli in poco più di ventiquattr'ore. Un'auto e un furgone appartenenti allo stesso proprietario. Poi un'altra macchina distrutta dalle fiamme. È successo nell'ultimo fine settimana di settembre, ma per Corigliano-Rossano non è una storia cominciata sabato notte. Basta mettere in fila quello che è accaduto negli ultimi due anni per scoprire una città nella quale il fuoco ritorna con una frequenza che non può più essere raccontata come una successione di episodi isolati.

Gli ultimi sono del 28 settembre. Nell'area urbana di Rossano una Fiat Brava parcheggiata in via Calabria e un furgone cassonato lasciato nei pressi del piazzale dell'ex Inps, nel centro storico, vengono distrutti in due distinti incendi. C'è un particolare: secondo i primi accertamenti i due mezzi sono riconducibili allo stesso proprietario. A poche ore di distanza, nell'area urbana di Corigliano, va in fiamme anche una Ford Kuga. La Polizia indaga e per quest'ultimo incendio non esclude il dolo. Tre mezzi in poco più di un giorno.

Ma bisogna tornare indietro soltanto di undici giorni per trovare un altro episodio. 17 settembre: in via della Stampa prende fuoco l'Audi di una guardia giurata. Le fiamme raggiungono una Ford Fiesta parcheggiata nelle vicinanze. L'origine, secondo le prime verifiche, appare dolosa, anche se gli accertamenti dei carabinieri sono ancora in corso.

E ancora più indietro, al 27 agosto. Questa volta non bruciano automobili: davanti al cimitero di Corigliano vengono distrutti dalle fiamme due chioschi per la vendita di fiori e un container. La Polizia acquisisce le immagini delle telecamere di videosorveglianza e la prima ricostruzione porta verso l'origine dolosa.

Il 10 agosto erano state invece tre auto in una sola notte. Due erano parcheggiate davanti all'abitazione di un imprenditore del settore alimentare, a Schiavonea: l'incendio parte dalla prima e raggiunge la seconda. Un'altra macchina, appartenente a un parrucchiere, viene distrutta ad Apollinara. I carabinieri indagano senza escludere la matrice dolosa.

Tre giorni prima, il 7 agosto, era stato colpito un bersaglio ancora diverso. Nel cantiere del lungomare di Schiavonea vengono gravemente danneggiati camion ed escavatori della Società Italiana Gas, impresa guidata da Roberto Rugna, presidente di Ance Calabria e vicepresidente nazionale dell'associazione dei costruttori. Unindustria Calabria parla apertamente di «attentato intimidatorio». Rugna racconta di non avere mai ricevuto minacce e annuncia che l'impresa non si fermerà. Sull'accaduto indagano i carabinieri.

Il 17 luglio era toccato a un'Audi A3, completamente distrutta nell'area urbana di Rossano. La vettura apparteneva a un cittadino pachistano. In quel caso Polizia e Vigili del fuoco lasciarono aperta l'indagine sulla natura dell'incendio.

E il 17 aprile un furgone era stato distrutto durante la notte nell'area urbana di Corigliano. Era parcheggiato nella via principale, circondata da attività commerciali e telecamere che la Polizia decise di acquisire. Anche in quel caso il dolo non venne escluso.

L'anno era cominciato nello stesso modo

Il 2026 si era aperto con una sequenza ancora più inquietante perché a finire nel mirino erano stati anche lavoratori stranieri impiegati nei campi.

Il 5 gennaio, a Rossano, un'automobile appartenente a un cittadino tunisino viene completamente distrutta durante la notte. I carabinieri non trovano nell'immediatezza elementi sufficienti per stabilire la causa, ma non escludono l'origine dolosa.

La notte successiva bruciano altre due vetture utilizzate da braccianti agricoli di origine pachistana, una a Frasso e l'altra a Cantinella. I due incendi avvengono a poche ore di distanza e le prime verifiche indicano una matrice dolosa.

Il 12 gennaio un'altra vettura di proprietà di un cittadino pachistano viene distrutta in una traversa della strada principale di Rossano. Ancora una volta le forze dell'ordine non escludono il dolo.

Non sono quindi soltanto le ultime tre auto di settembre. E soprattutto non è soltanto il 2026.

Anche il 2025 era stato un anno di fuoco

L'11 gennaio 2025, nell'area urbana di Rossano, cinque automobili vengono coinvolte in due distinti incendi scoppiati a poca distanza di tempo. Due vetture vengono distrutte direttamente e altre tre vengono raggiunte dalle fiamme. I carabinieri non escludono il dolo e verificano perfino l'esistenza di un possibile collegamento fra i due episodi.

Il 28 marzo la scena si ripete su scala ancora maggiore: tre automobili e un furgone vengono distrutti in tre punti diversi dell'area urbana di Corigliano. Una Volkswagen Golf a Schiavonea, un furgone a Cantinella e altre due auto ad Apollinara. La notte è tanto impegnativa da richiedere, oltre ai Vigili del fuoco di Corigliano-Rossano, l'intervento delle squadre provenienti da Castrovillari e Cosenza. I carabinieri aprono accertamenti sia sulla natura dei roghi sia sull'eventuale collegamento tra gli episodi.

Poi arriva il 17 aprile 2025 e qui non c'è più neppure il dubbio sulla natura dell'incendio. Un camion utilizzato per la vendita di panini viene distrutto da un rogo accertato come doloso. Ed è soprattutto un altro particolare a impressionare: si tratta del terzo episodio incendiario in un breve periodo ai danni di mezzi appartenenti allo stesso titolare.

Il 15 giugno viene incendiata una Fiat Bravo nel parcheggio del lungomare Sant'Angelo. I carabinieri acquisiscono le immagini delle telecamere. Nelle ore precedenti, secondo alcune testimonianze raccolte all'epoca, nella stessa zona si era verificata una rissa e gli investigatori valutano anche l'eventuale collegamento tra i fatti. Il giorno successivo, sempre sul lungomare, ci sarà una sparatoria con un ferito.

Due giorni dopo, il 17 giugno, un mezzo per autospurgo appartenente a una ditta privata viene distrutto da un incendio nell'area urbana di Corigliano. Anche in questo caso vengono aperte indagini per accertarne origine ed eventuali responsabilità.

E bruciò anche il nuovo ospedale

La sequenza assume contorni ancora più difficili da liquidare come normale cronaca quando il fuoco entra nel cantiere del nuovo ospedale della Sibaritide.

Il 25 giugno 2025 un incendio si sviluppa all'interno di un vano ascensore ancora vuoto, interessando materiale edile e pedane di legno. Dai primi accertamenti emerge l'ipotesi dell'origine dolosa.

Passano appena ventiquattr'ore e si brucia di nuovo. Questa volta le fiamme interessano i vani tecnici del costruendo ospedale, in un punto non distante dal precedente incendio. Il rogo è più consistente, gli operai vengono evacuati e sul posto arrivano Carabinieri e Polizia. Anche in questo caso viene presa in considerazione la probabile natura dolosa.

Il 29 settembre 2025, infine, altre due automobili appartenenti a cittadini stranieri vengono completamente distrutte nell'area urbana di Corigliano. I carabinieri aprono le indagini e non escludono ancora una volta il dolo.

E il 5 dicembre un'altra automobile, una Mercedes monovolume, viene distrutta durante la notte in via Giacomo Matteotti allo Scalo di Corigliano. Sul posto intervengono Vigili del fuoco e carabinieri, che cercano eventuali immagini delle telecamere presenti nella zona.

Un incendio alla volta il fenomeno scompare

Presi singolarmente sono fatti destinati a vivere uno o due giorni nelle pagine di cronaca: «auto in fiamme», «indagini in corso», «non si esclude il dolo». Poi arriva il rogo successivo e quello precedente finisce nell'archivio.

Messi uno accanto all'altro raccontano invece qualcosa di molto più inquietante.

In meno di due anni a Corigliano-Rossano sono andati a fuoco decine di veicoli, ma anche mezzi da lavoro, camion, chioschi e strutture all'interno del cantiere dell'ospedale. In alcuni casi il dolo è stato accertato, in altri è stato indicato come probabile dagli investigatori, in altri ancora le cause sono rimaste, almeno pubblicamente, da chiarire.

Ma il fuoco ritorna. E ritorna con una frequenza impressionante.

Cambiano i quartieri. Cambiano i proprietari. Cambiano i bersagli. Ci sono cittadini stranieri e imprenditori, una guardia giurata e un parrucchiere, un venditore di panini colpito tre volte, mezzi di un'impresa impegnata in lavori pubblici, chioschi di fiori e perfino il cantiere dell'ospedale.

E le forze dell'ordine?

C'è allora una domanda che, dopo questa lunga sequenza, diventa inevitabile: Polizia e Carabinieri che risultati hanno ottenuto?

Perché a Corigliano-Rossano il copione si ripete da quasi due anni. Brucia un'auto, arrivano i Vigili del fuoco, intervengono le forze dell'ordine, partono le indagini. Si cercano le telecamere, si raccolgono elementi, si prova a stabilire se il rogo sia doloso. Poi brucia un'altra macchina. E poi un furgone. E poi tre auto nella stessa notte. E poi i mezzi di un'impresa. E poi due chioschi. E persino il cantiere del nuovo ospedale.

Le indagini vengono annunciate ogni volta. I risultati, almeno quelli resi pubblici, molto meno.

Abbiamo cercato arresti riconducibili alla lunga serie di incendi raccontata in questo articolo, dal gennaio 2025 al settembre 2026. Non ne abbiamo trovati.

E non stiamo parlando di due automobili bruciate nello stesso quartiere. Stiamo parlando di una sequenza che attraversa Corigliano, Rossano, Schiavonea, Cantinella, Apollinara; che ha colpito cittadini comuni, stranieri, imprenditori, commercianti, una guardia giurata, mezzi da lavoro e opere pubbliche.

Possibile che davanti a una serie di queste dimensioni non sia stato ancora possibile dare pubblicamente un nome a chi appicca almeno una parte di questi incendi?

Perché auto, mezzi da lavoro, cantieri e chioschi non si incendiano per sport o per passione. Quando il fuoco viene appiccato volontariamente a beni altrui, il gesto ha un destinatario e porta con sé un messaggio. Può essere un'intimidazione, una vendetta, una pressione o, come accaduto altre volte in Calabria, uno strumento utilizzato nelle richieste estorsive. Stabilire quale sia il movente nei singoli casi è precisamente ciò che le indagini dovrebbero riuscire a fare.

Dopo quasi due anni, però, il dato rimane davanti ai cittadini: Corigliano-Rossano continua a bruciare e chi accende quei fuochi continua, almeno pubblicamente, a non avere un volto.

Spetta a Polizia, Carabinieri e magistratura dare una risposta.

Perché spegnere gli incendi è compito dei Vigili del fuoco.

Trovare chi li appicca è compito di qualcun altro.

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